Lapide Versino | Donatella Cane

Lapide commemorativa scoperta al Versino di Viù il 6 dicembre 1931
a ricordo di MARIO MEZZINI e di MARIO CURATI
ufficiali dell’Aeronautica e degli Alpini periti in un incidente aereo il 21 luglio 1931

Per la ricostruzione degli avvenimenti che portarono alla collocazione di questa lapide al Versino, con testo di PADRE FULGENZIO DEL PIANO, si è utilizzato l’articolo UN SUGGESTIVO RITO SULLE MONTAGNE DI VIÙ IN MEMORIA DI DUE AQUILOTTI, pubblicato da La Gazzetta del Popolo del 7 dicembre 1931.

Nella mattina del 21 luglio 1931, un aereo militare guidato dal sottotenente pilota dell'Aeronautica MARIO MEZZINI, che porta a bordo come osservatore il tenente degli Alpini MARIO CURATI, vola nella Valle di Viù. Ad un tratto, l'aereo precipita e va a infrangersi contro un pendio nella regione Versino. I due giovani ufficiali restano uccisi nell'incidente. Assistono a questo disastro aereo gli alunni della Colonia estiva del Patronato della Scuola "Silvio Pellico" di Torino, per la maggior parte figli di lavoratori torinesi impiegati in industrie di produzione di motori di aereo. Questi scolari (al tempo denominati Balilla) offrono spontaneamente i loro risparmi, complessivamente un centinaio di lire, perché i nomi dei due caduti siano ricordati con una lapide. Partecipano alla sottoscrizione anche i Balilla di Viù. A questo punto PADRE FULGENZIO DEL PIANO si rivolge al Ministro dell'Aeronautica, ITALO BALBO, per informarlo di questa iniziativa. Il Ministro plaude e si offre di integrare la modesta somma raccolta in modo da portare rapidamente ad esecuzione un monumento commemorativo. Un Comitato, composto da PADRE FULGENZIO, dal dottor EUCLIDE CAYRE, valoroso aviatore, e dal signor ATTILO DURANDO, si mette subito all'opera: viene così in breve tempo realizzata la lapide commemorativa al Versino, nel punto dove è caduto il velivolo. PADRE FULGENZIO ne detta l'iscrizione. La lapide è inaugurata il 6 dicembre 1931, al mattino, con una solenne cerimonia, condotta secondo le coreografie militariste ormai consolidate del regime fascista.
Non a caso, La Gazzetta del Popolo enfatizza le parole di uno scolaro dodicenne della "Silvio Pellico" che, nel versare la sua offerta, ha detto: "Vorrei essere più grande per prendere il posto lasciato dal pilota". Sono presenti alla cerimonia i familiari dei caduti: la signora MEZZINI, col figlio LORENZO, ed un fratello di CURATI, la cui anziana madre non ha potuto affrontare il viaggio. Partecipa una rappresentanza di scolari della "Silvio Pellico" con esponenti del Patronato scolastico ed insegnanti, Balilla e Avanguardisti della Valle. Sono presenti anche numerose Autorità, quelle civili e religiose di Viù, e ufficiali dell'Aeronautica e degli Alpini. Il Ministro dell'Aeronautica, ITALO BALBO, si fa rappresentare dal colonnello BELTRAMI, Comandante del Campo di Aviazione di Mirafiori. La Messa viene celebrata su un altare da campo dal cappellano militare don CHIANTORE, servito da un aviere, alla presenza di numerosi valligiani che affollano il pendio erboso sovrastante la lapide (oggi occupato da ville). Dopo la Messa, prendono brevemente la parola il Podestà e il Segretario Politico di Viù ed il colonnello BELTRAMI, le cui ultime parole sono quasi coperte da un concerto di campane che risuona da una frazione all'altra della Valle.
Mario Curati

In divisa nella fotografia è Mario Curati, ufficiale dell’aeronautica, morto in un incidente aereo in una delle ultime missioni prima del congedo per dedicarsi alla carriera diplomatica.

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